LA COMPAGNIA DI SAN PAOLO PER LE CHIESE DEL CENTRO STORICO

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Chiesa di

San Rocco

Via San Francesco d’Assisi 1

Legata alla storia della Confraternita di San Rocco, la chiesa è costruita su un progetto riconducibile a Francesco e Carlo Emanuele Lanfranchi, negli anni Sessanta del Seicento.

Istituita nel 1598, la Confraternita di San Rocco Morte ed Orazione è fondata da una scissione della Confraternita di San Rocco della Croce, espressione della devozione verso un santo venerato a Torino fin dal medioevo. Creata con lo scopo di dare sepoltura ai cadaveri abbandonati, la Confraternita ha facoltà di officiare presso la cappella intitolata alla Madonna delle Grazie accanto alla parrocchiale di San Gregorio, una sede presto rivelatasi troppo limitata per ospitare il crescente numero di confratelli. Collocata in un isolato centrale della città, non lontano dalla torre comunale, San Gregorio e la cappella sono demolite e sostituite da un unico fabbricato diviso da un muro longitudinale da innalzarsi su disegno attribuito all’ingegnere ducale Carlo di Castellamonte. In facciata erano previste due porte distinte, riservate alla parrocchia e alla Confraternita, con al centro una nicchia destinata ad ospitare la statua di San Rocco.

Quando, nel 1630, in città si diffonde nuovamente la peste, processioni, offerte e voti sono rivolte al santo, protettore dei luoghi infetti, celebrato dall’anno successivo il 16 agosto.

Dopo la soppressione della parrocchia di San Gregorio, nel 1662, è la Confraternita ad occuparsi della sua ricostituzione e ad affidare al confratello Francesco Lanfranchi l’incarico di progettare la nuova chiesa. Il cantiere è aperto nel 1667.

Edificio a pianta quadrangolare con angoli smussati, è qualificato dalla presenza di quattro robusti pilastri d’angolo a sostegno di quattro archi a tutto sesto. In ogni angolo, coppie di colonne in marmo poste su un alto basamento sostengono una trabeazione continua che prosegue nel coro, creando un ambiente unitario. L’aula è coperta da una cupola ottagonale, con lanterna terminale, ornata da stucchi e affreschi, impostata su un alto tamburo in cui si aprono otto grandi finestre rettangolari.

I lavori alla facciata sono avviati già nel Seicento, ma sono subito interrotti a causa della mancanza di fondi. Conclusa negli ultimi decenni del secolo successivo, è poi modificata nell’ambito dei grandi interventi di risanamento dei quartieri centrali che hanno interessato la città dopo il 1885. La facciata attuale è realizzata a cura della municipalità e si deve a Carlo Velasco, ingegnere capo dell’ufficio dei Lavori pubblici. Caratterizzata da un doppio ordine, è ornata da due nicchie in cui sono due statue dedicate a San Rocco e Sant’Espedito.

La preziosa decorazione interna, iniziata nel 1691 ad opera dello stuccatore Pietro Somasso e poi ripresa nella prima metà dell’Ottocento, è valorizzata dai recenti interventi di restauro mirati, anche, a un fondamentale risanamento generale della struttura. Alle pareti interne della facciata si appoggiano due interessanti confessionali in legno. Nella cappella a destra, la pala d’altare opera di Giovanni Antonio Mari, mostra la Natività della Vergine del secondo decennio del Settecento. Sotto l’altare è la statua lignea di Sant’Aventino e in una nicchia a lato si riconosce la statua in pietra della Madonna delle Grazie. La cappella di sinistra ospita un pregevole gruppo ligneo del XVIII secolo del Crocefisso attribuito, almeno il solo Crocefisso, a Stefano Maria Clemente.

Progettato nel 1755, il sontuoso altare maggiore ornato dalle statue dei quattro Dottori della chiesa si deve a Bernardo Antonio Vittone. Marmi policromi intarsiati disegnano il pavimento del presbiterio e proseguono nel coro, il cui assetto definitivo è datato al secondo Settecento e l’immagine attuale è esito del recente cantiere di restauro. La Gloria di San Rocco, affrescata all’interno della volta a catino, è realizzata da Rocco Comaneddi nel 1791.

Sulle pareti dell’abside, San Rocco predica agli appestati di Mari, San Rocco ritrovato morto nella prigione di Tarquinio Grassi e la statua lignea del Santo di Carlo Amedeo Botto. Pregevoli sono ancora gli stalli lignei del coro scolpiti nel 1722 da Francesco Gilardi e Giuseppe Maria Bonzanigo.

La sacrestia conserva un interessate armadio in noce scolpito con putti, fregi e colonnine. Nel corridoio antistante è ancora un lavabo in marmo dell’ultimo Seicento, già adibito a fonte battesimale.

 

Testi a cura dell’associazione Guarino Guarini